Avatar e la rivincita del cavo
Chi ha visto Avatar forse ricorda che Tsaheylu è una parola che nella lingua dei Na’Vi, gli abitanti di Pandora, significa legame. Si tratta di una connessione neurale fra due creature che avviene quando vengono collegate le “code”, una sorta di prolungamento che parte dal cervello e mette fisicamente in contatto le terminazione nervose.
Questo è uno degli aspetti che mi ha colpito di più del film di Cameron che va in controtendenza rispetto all’evoluzione tecnologica che conosciamo. Stiamo vivendo negli anni del wireless del “senza cavo”, dove ogni collegamento avviene attraverso onde radio e senza l’ombra di una connessione fisica. Connessioni senza fili che si muovono su frequenze radio differenti, tutte invisibili.
Sembra la tendenza dei prossimi anni, comoda, economica, senza ingombri e senza tracce nei muri: molto più semplice installare una rete senza fili che "cablare" gli uffici di un’azienda. Nel mondo immaginato nel film invece, la connessione è fisica, biologica e permette un legame stabile, visibile e soprattutto temporaneo. Quando i Na’Vi non vogliono più essere connessi fra loro o con altre creature, semplicemente scollegano la loro coda. Non vengono attraversati da onde radio, non si telefonano, non si mandano messaggi di testo. O sono connessi o non lo sono.
Terrestri e abitanti di Pandora si contrappongono non per il diverso livello tecnologico sviluppato ma si differenziano per un differente tipo di sviluppo. La connessione senza fili fra macchine è contrapposta a una connessione cablata tra esseri viventi.
Mi sono chiesto quanto saremmo disposti a connettere le nostre terminazioni nervose con un altro essere vivente e riuscire a sentire le sue sensazioni, emozioni e pensieri.
Considerando che per trovare una strada non ci fermiamo più alla prima edicola ma interroghiamo il navigatore, credo che sarebbe improbabile accettare lo Tsaheylu per condividere con un altro idee, informazioni o percezioni.
Sembra un ipotesi di futuro dove il cavo avrà la sua rivincita, ma prima che questo possa succedere, possiamo imparare a scambiare due parole con un altro essere umano.
Senza fili.
28 giugno 2010 Commenti: 4
ottobre 18th, 2010 alle 14:34
Una condivisione insolita, quella dei Na’Vi. Abituati a leggere e cliccare il bottone “share” o “share on”, quello de il Popolo di Pandora è un legame che si spinge oltre i cablaggi inanimati e metallici.
Seduti a un tavolo o su di un divano, con la propria famiglia oppure con amici, ci accingiamo a condividere foto, un gioco e ancora una pizza…è il nostro modo di condividere, di scambiare informazioni, di comunicare stati d’animo, sempre animato e mai come il legame che è possibile conoscere a Pandora.
L’evoluzione e la selezione naturale ci ha portati a una conformazione anatomica del corpo che abbraccia emozioni con i gesti e le espressioni, sfruttando e sensi.
Oggi posso confermare che la condivisione del genere umano, seppure con un legame non cablato, desidero viverla. Mi piace. E’ stimolante e riserva sempre emozioni.
E’ vero, è difficile saperla comunicare e con un cavo o terminazione nervosa non saprei se più efficiente e più emozionante.
Io preferisco dedicare a me stesso altro tempo per imparare ancora a comunicare. Il cavo preferisco spedirlo in ufficio e tra i calcolatori.
ottobre 18th, 2010 alle 21:31
Bruno, grazie per il commento. Leggendolo ho immaginato, cene e incontri di condivisione con amici e parenti. Proprio in contesti simili farebbe comodo una connessione fisica. Non da usare tutta la sera ma in quei momenti di incertezza e incomprensione: “Non ho capito… mi passi lo Tsaheylu?” Ci risparmieremmo fiumi di parole e la fatica della comunicazione
giugno 22nd, 2011 alle 22:36
Non ho visto Avatar, anche se ero al corrente di questa particolarità comunicativa degli abitanti del pianeta, una comunicazione, come dici tu, “senza fili”, in vera controtendenza. Speriamo di non perdere mai questa abilità che in noi umani risiede nelle risonanze interiori, nella possibilità, se i recettori della propria sensibilità sono aperti, che l’altro ti senta e ti trovi anche dopo un lungo cammino. Buon lavoro!
giugno 23rd, 2011 alle 08:03
Maurizio, grazie per il commento. Voglio aggiungere che per non perdere questa abilità di “connettersi” l’unica cosa che possiamo fare è esercitarsi, procedendo per tentativi ed errori, fino a trovare le risonanze giuste. Buon lavoro anche a te!