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Scuola divertente

Bart Simpson alla lavagnaAssociamo spesso la scuola a un luogo noioso e faticoso. Se pensiamo all’apprendimento ci viene in mente un attività divertente e stimolante. Possiamo provare a definire apprendimento divertente e vedere se è possibile viverlo a scuola.

4 Commenti a “Scuola divertente”

  1. Alessandro scrive:

    Imparare a scuola, come nel lavoro è una fatica e dubiterei della bontà della cosa se così non fosse. E’ il fatto stesso di dover apprendere qualcosa che non so, che è quindi esterno e non inizialmente in mio possesso che implica un’uscire da me, quindi un movimento della mia energia. Lo si può attenuare con tecniche e metodologie nuove, ma lo scalino resta. Il punto, a mio avviso, non sta nel togliere a studenti e colleghi la fatica di quello che sono chiamati a compiere, ma il far venire in loro a galla le motivazioni vere del perchè gli si sta chiedendo la fatica: farli concentrare su scopo e obiettivi. Il risultato è una maggiore libertà e, forse, anche un po’ di creatività.

  2. Mirko scrive:

    ciao a tutti un salutone a il grande Marco.

  3. massimo scrive:

    Di base, secondo me l’entusiasmo (uso entusiasmo perché entusiasmo è la cosa che si avvicina di più a divertimento) ce lo portiamo dentro (o meno). Però per quanto riguarda l’apprendimento divertente, a scuola, dipende anche da quanto l’insegnante sia portato (interessato? formato?) verso questo tipo di insegnamento. Se penso ai miei anni passati da studente, mi vengono in mente pochissimi insegnanti che trasmettevano entusiasmo(ricevendone di ritorno) per la materia e il tutto portava ad una crescita generale. Si può parlare di divertimento, forse. Ma si parla di 3/4 insegnati, e questo dalle elementari all’università. Con altri insegnanti ci siamo divertiti, ma non funzionalemtne all’apprendimento. Ma un solo insegnante – e ribadisco uno – è riuscito a coinvolgermi, proprio dove io all’inizio non volevo e in pochi giorni. E apprendere non era uno sforzo, ma una cosa che scorreva naturalmente. A suo tempo mi colpì la creatività nel fare degli esempi, ma non era questo il discriminante. Mi chiedo adesso quali altri strumenti avesse usato, ma vedo solo (solo?) un grande amore per quello che faceva (verso la materia, verso l’insegnamento), il rispetto verso gli alunni (si parla delle medie), una tranquilla spontaneità. Proprio qualche settimana fa l’ho rivisto e dopo 26 anni mi ha fatto piacere – e mi è sembrato doveroso – fargli sapere che quello che mi ha insegnato è diventato una parte molto importante del mio lavoro.

  4. massimo scrive:

    Al di là della passione, come dicevo prima, come forza trainante nell’insegnare, che va al di là del semplice trasmettere il messaggio ma diventa strumento di coinvolgimento, alcuni spunti del precedente intervento di Alessandro riguardo alla creatività mi spingono ad altre considerazioni. Si parla anche di tecnica e le tecniche di studio e la creatività normalmente non la insegnano a scuola… Eppure è un qualcosa di nuovo e stimolante, di non ripetitivo, di divertente… ma a scuola, niente…. io in epoca universitaria ho utilizzato in qualche caso alcune tecniche creative di studio, ed hanno funzionato, in particolare su un esame. Lo vivevo come cosa divertente e questo configgeva con l’abitudine mentale dello studio come fatica, direi studio passivo…. Tutto questo era però partito da una mia ricerca, da una mia volontà, non c’era la scuola “attivamente” dietro a spingermi, a coinvolgermi in questo metodo. Questo è a mio modo di vedere il lato negativo, bisogna cambiare la scuola… formare chi insegna.

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